RASSEGNA STAMPA

IL SECOLO XIX - Ferita aperta G8

Roma, 15 marzo 2009

Ferita aperta G8
Il regista Daniele Vicari girerà un film sulla storia
di “Edo” Parodi, amico di Giuliani, morto nel 2002

MARICLA TAGLIA FERRI

Ci sono ferite che non si rimarginano.
La morte di Carlo Giuliani durante gli scontri del G8 di Genova nel luglio del 2001, con le sue verità dette e contraddette, è una di queste. Come tutte le ferite aperte va tenuta sotto controllo e ispezionata ogni tanto, finché le nuvole opache che la avvolgono non siano dissipate. Ora, per ripercorrere i tragici fatti di piazza Alimonda, è in preparazione un film. “Per una volta dai retta a me: corri”, è il suo titolo provvisorio. Lo dirigerà Daniele Vicari, il regista di “Velocità massima” e “L’orizzonte degli eventi”, che ne ha scritto la sceneggiatura con Massimo Gaudioso, il coautore di “Gomorra”, già in tandem con lui per “Il passato è una terra straniera”. La macchina produttiva è guidata dalla R&C di Tilde Corsie Gianni Romoli, gli stessi dei filmdi Ozpetek, per ora da soli alle prese con un progetto che si annuncia spinoso. Sarà girato a Genova, probabilmente fra l’estate e l’autunno. Utilizzerà attori giovanissimi cresciuti all’ombra della Lanterna. Sarà un mix di finzione, immagini di repertorio e altre girate come fossero documentari, con tecnologie digitali ultraleggere.
IL PROGETTO sembra seguire l’indicazione di Oliver Stone, il quale disse che certi eventi, come l’omicidio di Kennedy o quello di Pasolini, possono essere raccontati soltanto da molti punti di vista. Vicari sceglie quello di Edoardo “Edo” Parodi, il miglior amico di Carlo, anche lui morto in circostanze misteriose, a Lugano, nel febbraio del 2002. Una scelta di lunga data, visto che già sei anni fa il regista romano contattò i genitori di Edoardo, che furono pienamente d’accordo sulla proposta che la figura di Edo diventasse protagonista del film. Come i coniugi Giuliani, anche loro hanno affrontato una battaglia legale per far luce sulla morte del figlio. Edo partecipò a Zurigo alle manifestazioni contro ilWorld Economic Forum il 2 febbraio del 2002. Ci furono scontri, ma Edo non fu colpito. La sera del 2 se ne andò a Lugano, ospite dell’amico Mattia Vassalli, che il mattino dopo lo trovò morto, col cuscino intriso di sangue uscito dal naso e dalle orecchie. Si parlò di aneurisma, poi di “miocardite subacuta”, si ventilò perfino una overdose, ma l’ipotesi più attendibile è che furono i gas lacrimogeni respirati durante gli scontri a provocare il decesso. Sostanze sulla cui composizione le autorità elvetiche sono state chiamate a fare chiarezza. Il 20 luglio del 2001 Edo non era a Genova. Era andato a seguire in trasferta la sua squadra, il Genoa. Il film di Vicari ne racconterà il lutto. «Il modo in cui lo straziante evento gli abbia trasformato l’esistenza, spingendolo a “creare comunità”, a tenere insieme le persone dopo che queste erano state colpite da tragici avvenimenti storici», secondo le anticipazioni del regista. Non è certo se ci sarà un personaggio che interpreti Carlo Giuliani. Anche la Fandango di Domenico Procacci ha sul tavolo alcuni progetti che riguardano i “fatti di Genova”, come ormai vengono universalmente definiti. Ma a che stadio di elaborazione siano e quali cineasti vi siano coinvolti, non è ancora dato sapere. Non è la prima volta che il G8 del 2001 raggiunge il grande schermo. Fu proprio la Fandango a produrre “Ora o mai più” di Lucio Pellegrini, nel 2003, passato ai festival cinematografici di Locarno e Londra, ma praticamente ignorato quando arrivò sugli schermi italiani. Interpretato da Violante Placido ed Elio Germano,“ Ora o mai più” non mostrava nessuna immagine del G8, che i protagonisti seguono per radio mentre cercano di raggiungere i manifestanti. In compenso, attraverso atti processuali e interviste dirette, ricostruisce la pagina più oscura di tutte, della quale non esistono filmati: i pestaggi nella caserma di Bolzaneto dopo la retata alla scuola Diaz. Ovvero quella che Amnesty International definì “la più grave sospensione dei diritti umani in Occidente, dopo la Seconda guerra mondiale”. Nel tempo, sono stati numerosissimi i documentari. Nel 2002 fu presentato a Cannes il lavoro di Francesca Comencini, “Carlo Giuliani, ragazzo”, ricostruzione delle ultime ore di vita del militante noglobal, messa in parallelo con la preparazione del corteo dei disobbedienti, le cosiddette “tute bianche”, e l’intervento dei black bloc. Filo conduttore, la voce di Haidi Giuliani, la mamma. Ma la grandissima parte delle immagini messe insieme dai “militanti” non ha mai raggiunto nessuna reale visibilità nel circuito cinematografico ufficiale. Compreso “Le strade di Genova” di DavideFerrario, testimone oculare di quei giorni. Paradossalmente fu un’istituzione inglese, il Royal Court Theatre, a intuire subito la potenzialità spettacolare dei “fatti di Genova”. Già nel 2001, il Royal Court commissionò un testo al giovanissimo attore e autore teatrale Fausto Paravidino, che realizzò “Genova 01”. Da Londra, la pièce in cui otto personaggi voce raccontano gli eventi rimbalzò in mezza Europa e continua a solcare i palcoscenici italiani. «Sono passati un governo che non finiva mai e cinque anni più o meno felici, a seconda. E ancora non è stata fatta luce sulla verità» commenta l’autore «mai avrei immaginato di metterlo ancora in scena e che ancora oggi avesse un senso rappresentarlo, che non fosse superato dall’attualità più immediata».